Domenica 25 Agosto 2019

 

intolleranze alimentari

 

Le reazioni avverse agli alimenti comprendono manifestazioni indesiderate e impreviste in seguito all’assunzione di un alimento; queste vengono classificate in base ai meccanismi patologici che le determinano. Prima di tutto, esistono quelle cosiddette “tossiche” perché dovute a contaminazioni batteriche del cibo che si manifestano con sintomi come diarrea e vomito e poi vi sono quelle “non tossiche” che si dividono in reazioni allergiche ed intolleranze.

Le intolleranze sono reazioni che non dipendono dal sistema immunitario ma che producono sintomi simili a quelli delle allergie.

Le reazioni d'intolleranza non sono immediate ed i sintomi variano in relazione alla quantità ingerita dell’alimento.

Le intolleranze si dividono in tre categorie:

 

  1. Enzimatiche

  2. Farmacologiche

  3. Indefinite

 

 

La più diffusa tra le intolleranze enzimatiche è quella al lattosio: essa è dovuta al deficit di un enzima chiamato lattasi che consente la scissione del lattosio in galattosio e glucosio e quindi la sua digestione. In caso di assenza di lattasi, il lattosio rimane integro, non viene assorbito e può provocare disturbi gastrointestinali (in questo caso occorre fare un test per verificare l’intolleranza al lattosio). Attenzione però, perché esistono due tipologie di intolleranze al lattosio: quella congenita, quando manca nella mucosa dell’intestino la cellula deputata alla produzione di lattasi e quella momentanea, che compare in genere dopo episodi infettivi che impediscono per un certo periodo la produzione di lattasi. Un’altra intolleranza di tipo enzimatico è il favismo che provoca la rottura dei globuli rossi quando vengono a contatto con sostanze provenienti da alimenti come fave o piselli. Non essendo un’allergia, l’intolleranza è principalmente dipendente dalla quantità dell’alimento non tollerato ingerito e gli alimenti che più frequentemente possono provocare questi fastidi sono latte, uova, crostacei, patate, pomodori, formaggi fermentati, ecc.

 

Le intolleranze farmacologiche sono, invece, provocate dall’effetto farmacologico di sostanze contenute in alcuni alimenti, quali l’istamina (vino, spinaci, pomodori, alimenti in scatola, formaggi stagionati), la tiramina (birra, lievito di birra, aringa), la caffeina, l’alcol, la solanina (patate), la teobromina (cioccolata), la triptamina, la feniletilamina, la serotonina.

 

Infine, vi sono le intolleranze da meccanismi non definiti: gli alimenti industriali, per durare nel tempo, necessitano di additivi, conservanti, ecc.; ebbene questi additivi, uniti forse a problemi di inquinamento ambientale di tipo alimentare possono provocare, in alcune persone sensibili, disturbi in maniera indefinita. Sono chiaramente le intolleranze più difficili da definire.

 

Esistono test specifici che possono essere effettuati nella nostra Parafarmacia che permettono di individuare se ci sono intolleranze alimentari. In caso di positività al test, occorre escludere il cibo incriminato per due o tre mesi, per poi reintrodurlo gradualmente in piccole dosi; infatti le intolleranze alimentari sono, il più delle volte temporanee. Altro aiuto inoltre, può arrivarci dall'integrazione di enzimi digestivi qualora ve ne sia bisogno.

 

Un saluto e buona estate a tutti.

 

 

Dott. Vittori

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